Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

UN POCO DI ARANCIONE … 19 febbraio 2017

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 UN POCO DI ARANCIONE …

AN ORANGE LITTLE …

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

RIPENSAMENTO ….. 16 febbraio 2017

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RIPENSAMENTO …

RETHINK …

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(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

 

IL SONNO DEL LAMPIONE 15 febbraio 2017

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IL SONNO DEL LAMPIONE

IL SONNO DEL LAMPIONE

Foto Antonino Cuzzola 

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

Il Paradosso del Lampione

La definizione “Paradosso del Lampione” deriva da questa storiella:

“Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto. ‘La mia chiave’, risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarla. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: ‘No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio’.

… DALLA RETE

 

OMAGGIO A KAROL WOJTYLA

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OMAGGIO A KAROL WOJTYLA

omaggio a Karol

Foto Antonino Cuzzola

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

Papa Giovanni Paolo II (in latino: Ioannes Paulus PP. II, in polacco: Jan Paweł II, nato Karol Józef Wojtyła; Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005) è stato il 264º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.

Fu eletto papa il 16 ottobre 1978. In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI e viene festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre; nella storia della Chiesa, non accadeva da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore. Il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, è stato proclamato santo da papa Francesco.

Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi di Adriano VI (1522-1523), è stato inoltre il primo pontefice polacco nella storia e il primo proveniente da un Paese di lingua slava. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).

… da Wikipedia

 

PROVOS 6 febbraio 2017

PROVOS

Biciclette bianche

Foto Antonino Cuzzola

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

La rivolta Provo, all’inizio degli anni ‘60 ad Amsterdam, è stata una delle prime forme di contestazione giovanili al concetto di proprietà, il primo episodio in cui i giovani hanno cercato di influire sul terreno della politica, senza ideologie, assumendo uno stile di vita libertario, ecologico e antiproibizionista. Il movimento Provo, composto da una stravagante raccolta di artisti visionari e anarchici, tra il 1965 e il 1967, ingaggiò una vera e propria guerriglia culturale non violenta contro i capisaldi della cultura borghese, la più famosa delle quali è senz’altro quella del “Piano delle biciclette bianche” che prevedeva di rimuovere tutti i lucchetti alle bici per porle a disposizione della collettività, dipingendole appunto di bianco per renderle visibili anche di notte. Per le vie di Amsterdam iniziarono a spuntare tante biciclette bianche prive di lucchetto e a totale disposizione della cittadinanza. Chiunque avesse una bici, nei piani dei Provos, avrebbe dovuto dipingerla di bianco e metterla a disposizione di tutti, nella speranza che questa pratica divenisse di uso comune e cacciasse le auto dal centro. L’idea fece presa nella popolazione, tanto che le autorità arrivarono al punto di dover sequestrare svariate biciclette, motivando il sequestro con il reato di presunta “istigazione al furto”, non essendo le biciclette chiuse a dovere. Il “Piano delle biciclette bianche”, seppur fallito per la ferma opposizione del potere politico che mal digeriva il concetto di “gratuito” e di “collettivo” in una società nella quale la proprietà privata era ed è imperante, ha però lasciato il segno ed è il motivo per cui ad Amsterdam circolano milioni di biciclette.

La patafisica (la patafisica è la “scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”), il movimento anticipatore del surrealismo creato dallo scatenato Alfred Jarry è indissolubilmente legato alla sua fiammante bicicletta da corsa. La scoperta dell’LSD da parte dello scienziato svizzero Albert Hofmann nel 1943 è tutt’uno con la sua mitica pedalata fatata per le vie di Basilea. Difficile pensare alla lotta di popolo dei vietnamiti senza lo strabiliante sistema di rifornimento condotto da sgangherate biciclette che attraversavano i sentieri nella giungla portandosi in groppa persino gli obici. Uno degli strumenti infallibili per misurare la civiltà di un paese è lo spazio che esso offre ai propri ciclisti (paesi scandinavi in testa, paesi mediterranei in coda). In Olanda agli inizi degli anni ’60 in pieno boom automobilistico, proprio quando tutti, ma proprio tutti, sognavano la loro bella quattroruote, si fanno notare degli strani personaggi che vanno totalmente controcorrente. Sono i Provos, un gruppo di anarchici dadaisti e zuzzurelloni, a cui spetta la palma di avanguardia di quella contestazione giovanile che verso la fine del decennio infiammerà l’intero occidente. I Provos nutrivano un senso di frustrazione e di rigetto nei confronti della società consumista e alienante, per usare le loro parole, si sentivano in questo mondo “come ciclisti su un’autostrada”. Scelsero la bicicletta come santo strumento tribale, arma comunitaria contro i comportamenti antisociali degli automobilisti che agivano (e agiscono) indisturbati contro l’ambiente coperti dalla grande industria e dalla polizia.
Gli automobilisti amorevolmente coccolati dagli spacciatori di petrolio e dai cementificatori, erano (e sono) il “braccio armato” di uno stile di vita che ormai andava inesorabilmente modellando la geografia del pianeta. Il piano era (ed è) distruggere il tessuto umano dei quartieri storici creando un mondo in cui fosse impossibile andare a scuola, al lavoro, a far la spesa, a curarsi e a divertirsi senza poggiare il culo su un autoveicolo, senza pagare il balzello all’industria e allo stato e senza devastare il territorio). 

I Provos osano sbeffeggiare il simbolo della crescita economica, il dogma della modernità, rivendicando il diritto di camminare per la città senza venir minacciati fisicamente da bande di psicopatici aggressivi rinchiusi dentro una scoreggiante scatola di ferro. I Provos soprattutto rivendicano il diritto e il piacere di non seguire i modelli di consumo e di non consumare. Dotati di una formidabile capacità di spiazzare le autorità e di dar vita a fantasiose pratiche di disobbedienza civile, restano vivi nella memoria dei più per il famoso “piano delle biciclette bianche”, la messa a disposizione della cittadinanza di Amsterdam di un certo numero di biciclette collettivizzate. Biciclette sempre aperte a disposizione di chiunque se ne volesse servire, un mezzo di trasporto gratuito, una provocazione contro la proprietà privata capitalista. “La bicicletta bianca è anarchica e simboleggia semplicità e igiene di fronte alla cafonaggine e alla zozzeria dell’automobile. Una bicicletta non è nulla ma è già qualcosa”. Un atto ecologico (anche se allora la parola ecologia non esisteva ancora).

I Provos scelsero di dipingere le bici di bianco – dopo aver scartato l’idea di farle rosse e nere, come la bandiera anarchica – per il semplice fatto che le loro azioni avvenivano prevalentemente di notte. Un bel numero di cittadini, rispondendo ai loro appelli, si reca nel luogo di raccolta, offre le proprie biciclette e le dipinge di bianco, mettendole a disposizione del provotariato. Il successo è immediato e l’operazione accende l’immaginazione di altri gruppi consimili da Stoccolma a Berkeley, da Praga a Oxford (motto dell’iniziativa “Il bianco annulla tutto, soprattutto la proprietà). Un famoso gruppo psichedelico inglese i Tomorrow lancia un brano delizioso, My White Bicycle, che diffonde il messaggio libertario persino nella hit parade. (Anche in Italia Caterina Caselli incide un brano dedicato alla provocazione provo).

https://www.youtube.com/watch?v=0LzQ8gmbO8M

Ma il segnale più evidente del successo del piano biciclette bianche è la risposta della polizia. Le autorità reagiscono immediatamente e in modo ridicolo: vengono sequestrate una cinquantina di bici in giro per la città. La giustificazione è che non essendo chiuse col lucchetto rappresentano un istigazione al furto. In pratica è la polizia a rubarle, visto che non le restituirà più ai legittimi proprietari, i cittadini di Amsterdam. In una società in cui vige la proprietà privata, ciò che è gratis è illegale e pericoloso.

I ladri di biciclette in divisa non fanno altro che promuovere il piano provo, attirando attirando nelle loro file un numero crescente di sostenitori e spingendo l’opinione pubblica a solidalizzare con loro.

…  dalla rete

 

EZECHIELE E L’OPERA DEL CARRO

 EZECHIELE E L’OPERA DEL CARRO

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

 (FOTO ANTONINO CUZZOLA)

[…] Il profeta Ezechiele descrive la struttura del Carro parlando di ruote e di una lastra al di sotto; la descrizione del movimento di più ruote viene associata “all’andare ed ritornare” degli angeli presenti nel Carro Celeste della Merkavah.

Secondo i versetti in Ezechiele ed i rispettivi commentari che ne conseguono, la visione è costituita da un carro fatto di molti esseri celesti guidati da “una figura dalle sembianze umane“. Quattro esseri formano la struttura basilare del carro.

Questi esseri sono chiamati le “creature viventi” (ebraico: חיות, traslitt. khayyot). I corpi delle creature sono “come quelli di un essere umano“, ma ciascuno di essi ha quattro facce, che corrispondono alle quattro direzioni nelle quali il carro può andare (nord, sud, est e ovest).

Le facce sono quelle di uomo, leone, bue (poi cambiato in un cherubino in Ezechiele 10:14) e un’aquila. Poiché ci sono quattro angeli e ciascuno ha quattro facce, ci sono un totale di sedici facce. […]      (Wikipedia)

La sacra Merkabà è un termine ebraico che significa carro (Carro di Fuoco, o Cocchio Celeste), e indica uno dei temi più importanti della speculazione mistica ebraica: la grandiosa visione del Carro divino con la quale il profeta Ezechiele inizia la sua opera. La dottrina del carro, osserva G. Scholem, deve essere accettata senza chiedere conto della sua genesi reale. L’immagine che Ezechiele prospettava di Jehovah, trainato su un Carro, offre agli Ebrei il segreto agognato e sollecita i mistici a salirvi in modo da poter gustare le delizie dell’Eden, già in questa vita. 

La differenza tra la speculazione della Merkavah e  la Gnosi  vera e propria consiste, per G. Scholem, nel fatto che il mondo della divina “Pienezza” del Pleroma degli gnostici, mondo che si disgrega drammaticamente nella successione degli Eoni, (gli Eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l’Uno, la MonadeAion Teleos (l’Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell’Inizio), Arkhe (greco per Iniziosi riferisce direttamente al problema della creazione e della cosmogonia; mentre tutta la problematica degli Eoni e della loro mitologia è senza significato per i mistici della Merkavah che, invece, posero al posto degli Eoni e del Pleroma il Mondo del Trono. 

(Il termine pleroma generalmente si riferisce alla totalità dei poteri di Dio. Il termine significa pienezza, e viene usato sia in contesti gnostici che in contesti cristiani (Colossesi 2,9).).- In definitiva il Carro è una sorta di Via Mistica, un veicolo per mezzo del quale si è trasportati, direttamente, nei regni dell’invisibile. 

Sia che le immagini della Merkavah abbiano la loro origine nelle teorie del Mitraismo, sia in quelle del misticismo maomettano, una cosa è certa: che essa si configura come una specie di pellegrinaggio nel quale il pellegrino assume il ruolo di viaggiatore verso la sua casa in Dio. 

Il mistico”, osserva J. Abelson (ABEK), “Non chiedeva né si aspettava alcuna spiegazione razionalistica dei misteri della Merkavah; egli intuiva che essi riassumevano, per lui, la più alta cima dell’essere, verso la cui realizzazione tutte le sue energie dovevano volgersi senza alcuna indecisione”. 

Le dottrine mistiche della Merkabà, si legge nella prefazione di Gadiel Toaf al Sefer Yezirah (TOAS), “Sono esposte nella letteratura detta degli Hekaloth (sale celesti, templi, palazzi). “Questi scritti contengono le norme, comprendenti digiuni (atti ad esasperare le facoltà di visione e concentrazione), abluzioni e l’invocazione dei nomi segreti di Dio e dei suoi angeli, per giungere ad una visione estatica del Carro divino. 

“Essi descrivono il viaggio del mistico in trance attraverso i sette cieli e le sette sale celesti fino al cospetto del Trono divino, dove, se ne era degno, veniva iniziato ai segreti del futuro o ai misteri del mondo celeste”. 

La Merkavah  è una delle “opere prime” realizzate da Dio. Con tali opere, osserva Alexander Safran (SAFS): “Dio offre all’uomo di lavorare con Lui per far svolgere  la Storia   nel tempo, per collegarla alla meta-Storia, per inserirla nell’eternità. 

“Dio offre all’uomo una duplice via per avvicinarLo. Se l’uomo percorre questa duplice via, potrà – servirLo -, potrà cioè – lavorare – a riverarLo nel mondo. “Ma Dio ha forse bisogno del servizio, del lavoro, dell’omaggio dell’uomo? Anche – se tu agisci bene, che cosa Gli dai? -. 

“Tuttavia Dio accorda all’uomo il privilegio di servirLo, perché è nel servirLo che egli diventerà capace di pensarLo e di pensare se stesso nella sua Luce e sarà capace di agire, per  la Sua gloria e di giudicare i propri atti nella Sua luce”.

  ANGELO LUCIANI 

 

PER QUANDO E’ TARDI 29 gennaio 2017

PER QUANDO E’ TARDI

[…] Quando è tardi e per le strade scivolano sguardi
di gente che ha sol fretta di tornare e i cinema si chiudono ed i caffè si vuotano,
per le strade, assieme al freddo e ai tristi canti opachi,
sono rimasti gli ultimi ubriachi,
un ciondolare stanco verso il nuovo bianco giorno che verrà…

Si discute delle rivoluzioni mai vissute
e degli amori fatti di bevute e di carriere morte nel bicchiere
nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano
cantando mentre sputano lontano
come se fosse in faccia all’universo… […]

(FRANCESCO GUCCINI)

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

 
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