Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

UN URLO SUL MURO 10 dicembre 2015

          UN URLO SUL MURO            

Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola                        

(Foto Antonino Cuzzola)

 CHILONE

Molti uomini dotti della Grecia credettero, e con ragione, che il viaggiare potesse contribuire all’acquisto delle cognizioni, ed essi stessi si uniformarono a tale credenza. Chilone, uno dei sette Savi, la pensava diversamente, poiché secondo lui il tempo peggio impiegato era appunto quello speso nei viaggi. D’altronde fu ammirato per il genere ritiratissimo di vita che osservava, per la sua moderazione, e particolarmente per il silenzio dal quale rare volte si dispensava.

Egli è l’autore di quella massima secondo la quale “in ogni cosa bisogna correre lentamente” e su questa egli regolava la sua vita. Per giudizio unanime degli antichi scrittori la sua vita era un modello di virtù. Ma fra le virtù si includeva anche la superstizione. Egli, per esempio stimava che l’arte di indovinare non era impossibile all’uomo, il cui spirito, secondo la filosofia, poteva conoscere molte cose future. Si dice che una volta, dopo aver esattamente esaminata la qualità del terreno e la situazione dell’isola di Citera, esclamasse alla presenza di tutti: “Ah! Piacesse agli Dei che quest’isola non fosse mai esistita, o che il mare l’avesse sommersa sino da quando comparve; perciocché io prevedo che ella sarà la rovina del popolo di Lacedemone”. Egli non s’ingannò; quell’isola fu presa qualche tempo dopo dagli Ateniesi, che la sottrassero a Sparta.

Ecco alcune delle sue massime che pronunziava perché fossero osservate:
“Tre sono le cose difficili; custodire il segreto, soffrire le ingiurie, ed impiegare bene il tempo. Non bisogna mai minacciar chicchessia, perché è una debolezza da donna. La maggior sapienza è saper frenare la lingua nei banchetti. Non si deve mai sparlare di nessuno; altrimenti siamo esposti a farci dei nemici e ad ascoltare cose spiacevoli. Conviene visitare gli amici più nel tempo in cui si trovano in disgrazia, che quando vivono nella felicità. E’ meglio perdere che fare un guadagno ingiusto. E’ cosa disdicevole il lusingare le persone che sono nell’avversità.

“Un uomo coraggioso deve sempre dimostrarsi affabile, e farsi piuttosto rispettare che temere. Colla pietra di paragone si prova l’oro e l’argento; e coll’oro e l’argento si prova il cuore degli uomini.

(In senso figurato, significa “termine di confronto, criterio, metro di giudizio, prova che chiarisce definitivamente una situazione rivelando il valore o le vere intenzioni di una persona”. La pietra di paragone è una varietà di diaspro (udite, dall’antico nome lapis Lydius, “pietra di Lidia”) usata per saggiare l’oro e accertarne il grado di purezza. Secondo un vecchio detto: “L’uomo ha la pietra di paragone per saggiare l’oro, ma l’oro è la pietra di paragone per saggiare gli uomini”.)

Bisogna usare ogni cosa con moderazione, perché poi la privazione non ci sia troppo dolorosa. L’amore e l’odio non durano eternamente. Non bisogna desiderare le cose che sono troppo al disopra di noi; colui che garantisce un altro perderà sempre”.

Quest’ultima sentenza sembrò a Chilone di tale importanza che la fece scolpire a lettere d’oro nel tempio di Apollo a Delfi. Chilone, sentendosi approssimare la morte, guardò i suoi amici radunati intorno a lui, e così loro parlò: miei amici, voi sapete che io ho detto e fatto tante cose durante i miei molti anni di vita; io ho ponderatamente esaminato ogni mia azione, e non trovo che abbia mai fatta cosa in cui mi possa pentire, se non, forse, in quell’unico caso che ora vado ad esporvi e che io sottopongo alla vostra decisione per sapere se ho bene o male agito. Mi sono trovato un giorno a giudicare uno dei miei buoni amici, che secondo le leggi, doveva essere punito di morte; io mi trovavo molto imbarazzato, poiché bisognava o violare la legge o far morire l’amico: Dopo avervi ben riflettuto trovai questo espediente: esposi con tanta accortezza tutte le migliori ragioni dell’accusato, che i miei colleghi non ebbero difficoltà ad assolverlo, ed io lo avevo condannato a morte senza loro dir nulla. Ho soddisfatto ai doveri di giudice e di amico; nulla di meno sento qualche cosa nella mia coscienza che mi fa dubitare se il mio consiglio non fosse condannabile. Chilone, infine, sommamente stimato ma oppresso dalla vecchiezza morì a Pisa (città greca) per un eccesso di gioia fra le braccia del suo figlio che veniva allora coronato per aver vinto nei giochi olimpici, 597 anni avanti l’ora volgare. Dopo la sua morte, i Lacedemoni gli eressero una statua.

Lacedemone è il secondo nome della città di Sparta.

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