Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

“… SEMBRA ORMAI LONTANA LA CITTA’ …” 31 marzo 2016

“… SEMBRA ORMAI LONTANA LA CITTA’ …”

” … NOW SEEMS FAR THE CITY ‘ … “

[…] Un suono triste di chitarra si sta spargendo lento in aria,

vorrei capire i miei pensieri, in sogni all’alba veritieri.

Nell’aria stanca della sera c’è un’illusione che par vera,

si son perduti anche i rumori in forme vaghe di colori.

Non sappiam più che cosa dire, ma non c’è niente da sentire,

ogni discorso si è perduto nell’urlo dolce di un minuto

e mentre l’ora se ne va, lontana sembra la città

e forse cogli un po’ di verità… […]

(Francesco Guccini)

sembra ormai lontana la città

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

… ogni giorno è un giorno regalato …

 … ogni giorno è un giorno regalato …

[…] Ogni giorno è un altro giorno regalato,
ogni notte è un buco nero da riempire,
ma per quanto non l’ ho mai visto colmato, così per dire,
resta solo l’urlo solito gridato, tentare e agire,
ma si pianga solo un po’ perchè è un peccato
e si rida poi sul come andrà a finire… […]

(Fracesco Guccini)

“Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse. Paradossale è la condizione umana.”   (Kierkegaard)

… ogni giorno è un giorno regalato …

Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

“La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili.”   (Arthur Schopenhauer)

 

DIO E’ MORTO 28 marzo 2016

Filed under: Filosofia — czz56 @ 18:55
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DIO E’ MORTO

[…] Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…  […]

(Francesco Guccini)

SCATTO15981(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

… le sere sono uguali, ma … 27 marzo 2016

… le sere sono uguali, ma …

[…] Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato…[…]

(Francesco Guccini)

NOTTE

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

 

…quasi inutile …

… quasi inutile …

[…] La spiaggia com’è vuota, quasi inutile di marzo,
deserta dell’estate, in ogni simbolo imbecille e vacanziera
e noi, senza nemmeno un poco d’ ironia, fra gusci e quarzo,
ad inventare insieme primavera.

Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento,
picchiando sopra ai pali della spiaggia il mare si spezzava in lembi;
nel ristorante vuoto il cameriere, assorto e lento,
cifrava il rebus dei cumulonembi. […]

(Francesco Guccini)

SCATTO16002

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

 

SCHOPENHAUER: L’UOMO È UN ANIMAL METAPHYSICUM

SCHOPENHAUER: L’UOMO È UN ANIMAL METAPHYSICUM

[…] Lo chiamavano “il frate”, il nome di tutta una vita,
segno di una fede perduta, di una vocazione finita.
Lo vedevi arrivare vestito di stracci e stranezza,
mentre la malizia dei bimbi rideva della sua saggezza…

Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po’ ironiche e amare,
parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer. […]

(Francesco Guccini)

 10x15 animale metafisico

(Foto Antonino Cuzzola)

Nessun essere, eccetto l’uomo, si stupisce della propria esistenza; per tutti gli animali essa è una cosa che si intuisce per se stessa, nessuno vi fa caso. Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza l’uno dall’altro per potersi, al loro reincontrarsi, stupirsi l’uno dell’altra.

Così qui l’intero fenomeno aderisce ancora strettamente al tronco della natura, dal quale è germogliato, ed è partecipe dell’inconsapevole onniscienza della grande Madre.

Solo dopo che l’intima essenza della natura (la volontà di vivere nella sua oggettivazione) s’è elevata attraverso i due regni degli esseri incoscienti e poi, dopo essere passata, vigorosa ed esultante, attraverso la serie lunga e vasta degli animali, è giunta infine, con la comparsa della ragione, cioè nell’uomo, per la prima volta alla riflessione: allora essa si stupisce delle sue proprie opere e si chiede che cosa essa sia. La sua meraviglia, però, è tanto più seria, in quanto essa si trova qui per la prima volta coscientemente di fronte alla morte, e, accanto alla caducità di ogni esistenza, le si rivela anche, con maggiore o minore consapevolezza, la vanità di ogni aspirazione.

Con questa riflessione e con questo stupore nasce allora, unicamente nell’uomo, il bisogno di una metafisica: egli è dunque un animal metaphysicum. All’inizio della sua coscienza l’uomo si considera certamente come qualcosa, che si comprende da sé.

Questa situazione non dura però a lungo e assai presto, insieme con la prima riflessione, si presenta già quella meraviglia, che un giorno sarà la madre della metafisica.

[…]

Quanto più in basso si trova un uomo nella scala intellettuale, tanto meno misteriosa gli appare la stessa esistenza: gli sembra piuttosto che il tutto, così com’è e che sia così, si comprenda da sé.

È che in lui l’intelletto è rimasto ancora totalmente legato alla sua originaria funzione di essere, in quanto medium dei motivi, al servizio della volontà, di essere, quindi, strettamente connesso con il mondo e con la natura, quasi come loro parte integrante; quest’uomo è dunque ancora molto lontano da quell’atteggiamento di distacco dall’insieme delle cose, per cui ci poniamo di fronte ad esso e, esistendo quasi per noi stessi, contempliamo il mondo in maniera puramente oggettiva.

Al contrario l’ammirazione filosofica, che nasce in alcuni da questa contrapposizione dell’io al mondo, è condizionata da uno svolgimento superiore dell’intelligenza, ma non da questo soltanto: senza dubbio è anche la conoscenza della morte, e con essa la considerazione del dolore e della miseria della vita, ciò che dà il più forte impulso alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo.

 Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, II, 17

Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XIX, pagg. 622-623

 

 

NUVOLE SPETTRALI

NUVOLE SPETTRALI

CLOUDS SPOOKY

[…] La vedi nel cielo quell’ alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d’ un fiato che il dio dell’ inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato… […]

(Francesco Guccini)

NUVOLE SPETTRALI

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

 
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