Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

EZECHIELE E L’OPERA DEL CARRO 6 febbraio 2017

 EZECHIELE E L’OPERA DEL CARRO

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FOTO ANTONINO CUZZOLA

 (FOTO ANTONINO CUZZOLA)

[…] Il profeta Ezechiele descrive la struttura del Carro parlando di ruote e di una lastra al di sotto; la descrizione del movimento di più ruote viene associata “all’andare ed ritornare” degli angeli presenti nel Carro Celeste della Merkavah.

Secondo i versetti in Ezechiele ed i rispettivi commentari che ne conseguono, la visione è costituita da un carro fatto di molti esseri celesti guidati da “una figura dalle sembianze umane“. Quattro esseri formano la struttura basilare del carro.

Questi esseri sono chiamati le “creature viventi” (ebraico: חיות, traslitt. khayyot). I corpi delle creature sono “come quelli di un essere umano“, ma ciascuno di essi ha quattro facce, che corrispondono alle quattro direzioni nelle quali il carro può andare (nord, sud, est e ovest).

Le facce sono quelle di uomo, leone, bue (poi cambiato in un cherubino in Ezechiele 10:14) e un’aquila. Poiché ci sono quattro angeli e ciascuno ha quattro facce, ci sono un totale di sedici facce. […]      (Wikipedia)

La sacra Merkabà è un termine ebraico che significa carro (Carro di Fuoco, o Cocchio Celeste), e indica uno dei temi più importanti della speculazione mistica ebraica: la grandiosa visione del Carro divino con la quale il profeta Ezechiele inizia la sua opera. La dottrina del carro, osserva G. Scholem, deve essere accettata senza chiedere conto della sua genesi reale. L’immagine che Ezechiele prospettava di Jehovah, trainato su un Carro, offre agli Ebrei il segreto agognato e sollecita i mistici a salirvi in modo da poter gustare le delizie dell’Eden, già in questa vita. 

La differenza tra la speculazione della Merkavah e  la Gnosi  vera e propria consiste, per G. Scholem, nel fatto che il mondo della divina “Pienezza” del Pleroma degli gnostici, mondo che si disgrega drammaticamente nella successione degli Eoni, (gli Eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l’Uno, la MonadeAion Teleos (l’Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell’Inizio), Arkhe (greco per Iniziosi riferisce direttamente al problema della creazione e della cosmogonia; mentre tutta la problematica degli Eoni e della loro mitologia è senza significato per i mistici della Merkavah che, invece, posero al posto degli Eoni e del Pleroma il Mondo del Trono. 

(Il termine pleroma generalmente si riferisce alla totalità dei poteri di Dio. Il termine significa pienezza, e viene usato sia in contesti gnostici che in contesti cristiani (Colossesi 2,9).).- In definitiva il Carro è una sorta di Via Mistica, un veicolo per mezzo del quale si è trasportati, direttamente, nei regni dell’invisibile. 

Sia che le immagini della Merkavah abbiano la loro origine nelle teorie del Mitraismo, sia in quelle del misticismo maomettano, una cosa è certa: che essa si configura come una specie di pellegrinaggio nel quale il pellegrino assume il ruolo di viaggiatore verso la sua casa in Dio. 

Il mistico”, osserva J. Abelson (ABEK), “Non chiedeva né si aspettava alcuna spiegazione razionalistica dei misteri della Merkavah; egli intuiva che essi riassumevano, per lui, la più alta cima dell’essere, verso la cui realizzazione tutte le sue energie dovevano volgersi senza alcuna indecisione”. 

Le dottrine mistiche della Merkabà, si legge nella prefazione di Gadiel Toaf al Sefer Yezirah (TOAS), “Sono esposte nella letteratura detta degli Hekaloth (sale celesti, templi, palazzi). “Questi scritti contengono le norme, comprendenti digiuni (atti ad esasperare le facoltà di visione e concentrazione), abluzioni e l’invocazione dei nomi segreti di Dio e dei suoi angeli, per giungere ad una visione estatica del Carro divino. 

“Essi descrivono il viaggio del mistico in trance attraverso i sette cieli e le sette sale celesti fino al cospetto del Trono divino, dove, se ne era degno, veniva iniziato ai segreti del futuro o ai misteri del mondo celeste”. 

La Merkavah  è una delle “opere prime” realizzate da Dio. Con tali opere, osserva Alexander Safran (SAFS): “Dio offre all’uomo di lavorare con Lui per far svolgere  la Storia   nel tempo, per collegarla alla meta-Storia, per inserirla nell’eternità. 

“Dio offre all’uomo una duplice via per avvicinarLo. Se l’uomo percorre questa duplice via, potrà – servirLo -, potrà cioè – lavorare – a riverarLo nel mondo. “Ma Dio ha forse bisogno del servizio, del lavoro, dell’omaggio dell’uomo? Anche – se tu agisci bene, che cosa Gli dai? -. 

“Tuttavia Dio accorda all’uomo il privilegio di servirLo, perché è nel servirLo che egli diventerà capace di pensarLo e di pensare se stesso nella sua Luce e sarà capace di agire, per  la Sua gloria e di giudicare i propri atti nella Sua luce”.

  ANGELO LUCIANI 

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