Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

ARTHUR SCHOPENHAUER 30 giugno 2018

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ARTHUR SCHOPENHAUER

 

 

(Foto Antonino Cuzzola)

“Dal punto di vista della giovinezza la vita è infinita; dal punto di vista della vecchiaia è un brevissimo passato” 

ARTHUR SCHOPENHAUER

 

 

 

Arthur Schopenhauer: la vita ed i sogni … 23 aprile 2017

Arthur Schopenhauer: la vita ed i sogni …
Schopenhauer

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

“La vita ed i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”.

(Arthur Schopenhauer)

 

… A PROPOSITO DI ANSIA … 3 agosto 2016

… A PROPOSITO DI ANSIA …

Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.
(Arthur Schopenhauer)

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(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

… SUI SOGNI … 21 luglio 2016

… SUI SOGNI …

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

Arthur Schopenhauer

don-chisciotte

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

… SULLA NOSTALGIA …

… SULLA NOSTALGIA …

Scuri in viso lasciamo passare senza goderne, infinite ore piacevoli e serene; ma quando poi arrivano quelle brutte, riguardiamo con vana nostalgia alle prime.

Arthur Schopenhauer

schopenhauer

Foto Antonino Cuzzola

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

 

 

 

 

 

ODYSSEUS 13 maggio 2016

ODYSSEUS

[…] Bisogni che lo affermi fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d’Olimpo e umana gente
mi sospinsero un giorno a navigare,
e se guardavo l’isola petrosa,
sopra ogni collina c’erano lì idealmente
il mio cuore al sommo d’ogni cosa,
c’era l’anima mia che è contadina
un’isola d’aratro e di frumento
senza le vele senza pescatori
il sudore e la terra erano argento
il vino e l’olio erano i miei ori… […]

(FANCESCO GUCCINI)

IL VIAGGIO

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

… ogni giorno è un giorno regalato … 31 marzo 2016

 … ogni giorno è un giorno regalato …

[…] Ogni giorno è un altro giorno regalato,
ogni notte è un buco nero da riempire,
ma per quanto non l’ ho mai visto colmato, così per dire,
resta solo l’urlo solito gridato, tentare e agire,
ma si pianga solo un po’ perchè è un peccato
e si rida poi sul come andrà a finire… […]

(Fracesco Guccini)

“Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse. Paradossale è la condizione umana.”   (Kierkegaard)

… ogni giorno è un giorno regalato …

Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

“La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili.”   (Arthur Schopenhauer)

 

SCHOPENHAUER: L’UOMO È UN ANIMAL METAPHYSICUM 27 marzo 2016

SCHOPENHAUER: L’UOMO È UN ANIMAL METAPHYSICUM

[…] Lo chiamavano “il frate”, il nome di tutta una vita,
segno di una fede perduta, di una vocazione finita.
Lo vedevi arrivare vestito di stracci e stranezza,
mentre la malizia dei bimbi rideva della sua saggezza…

Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po’ ironiche e amare,
parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer. […]

(Francesco Guccini)

 10x15 animale metafisico

(Foto Antonino Cuzzola)

Nessun essere, eccetto l’uomo, si stupisce della propria esistenza; per tutti gli animali essa è una cosa che si intuisce per se stessa, nessuno vi fa caso. Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza l’uno dall’altro per potersi, al loro reincontrarsi, stupirsi l’uno dell’altra.

Così qui l’intero fenomeno aderisce ancora strettamente al tronco della natura, dal quale è germogliato, ed è partecipe dell’inconsapevole onniscienza della grande Madre.

Solo dopo che l’intima essenza della natura (la volontà di vivere nella sua oggettivazione) s’è elevata attraverso i due regni degli esseri incoscienti e poi, dopo essere passata, vigorosa ed esultante, attraverso la serie lunga e vasta degli animali, è giunta infine, con la comparsa della ragione, cioè nell’uomo, per la prima volta alla riflessione: allora essa si stupisce delle sue proprie opere e si chiede che cosa essa sia. La sua meraviglia, però, è tanto più seria, in quanto essa si trova qui per la prima volta coscientemente di fronte alla morte, e, accanto alla caducità di ogni esistenza, le si rivela anche, con maggiore o minore consapevolezza, la vanità di ogni aspirazione.

Con questa riflessione e con questo stupore nasce allora, unicamente nell’uomo, il bisogno di una metafisica: egli è dunque un animal metaphysicum. All’inizio della sua coscienza l’uomo si considera certamente come qualcosa, che si comprende da sé.

Questa situazione non dura però a lungo e assai presto, insieme con la prima riflessione, si presenta già quella meraviglia, che un giorno sarà la madre della metafisica.

[…]

Quanto più in basso si trova un uomo nella scala intellettuale, tanto meno misteriosa gli appare la stessa esistenza: gli sembra piuttosto che il tutto, così com’è e che sia così, si comprenda da sé.

È che in lui l’intelletto è rimasto ancora totalmente legato alla sua originaria funzione di essere, in quanto medium dei motivi, al servizio della volontà, di essere, quindi, strettamente connesso con il mondo e con la natura, quasi come loro parte integrante; quest’uomo è dunque ancora molto lontano da quell’atteggiamento di distacco dall’insieme delle cose, per cui ci poniamo di fronte ad esso e, esistendo quasi per noi stessi, contempliamo il mondo in maniera puramente oggettiva.

Al contrario l’ammirazione filosofica, che nasce in alcuni da questa contrapposizione dell’io al mondo, è condizionata da uno svolgimento superiore dell’intelligenza, ma non da questo soltanto: senza dubbio è anche la conoscenza della morte, e con essa la considerazione del dolore e della miseria della vita, ciò che dà il più forte impulso alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo.

 Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, II, 17

Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XIX, pagg. 622-623

 

 

PORCOSPINI DI SCHOPENHAUER 13 dicembre 2015

PORCOSPINI DI SCHOPENHAUER

I porcospini di

(Foto Antonino Cuzzola)

I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)

Alcune volte per l’uomo l’unica soluzione per risolvere un problema è quella che comporta sacrificio, allora preferisce ricorrere ad una soluzione di accomodamento piuttosto che patire una molestia sia fisica che morale.

Ciò più che fortificare il carattere e i comportamenti dell’uomo ne indebolisce la volontà e lo rende disponibile ai compromessi. L’apologo di Schopenhauer sembra calzante per ogni tipo di relazione che oggi si instaura fra due persone in qualsiasi ambito, nella politica, nel lavoro, negli affari, nell’amicizia e nelle relazioni sentimentali.

Mi limito a prendere in considerazione queste ultime che sono quelle che mi stimolano di più ad una riflessione personale. Mi sembra un’immagine perfetta di molte relazioni infelici dei nostri giorni. Si cerca l’altro per vincere la propria solitudine, ma quando si scoprono gli aculei lo si lascia, perchè si cercava solo di vincere il freddo della propria solitudine.

E ricomincia la ricerca, in un continuo illudersi e disilludersi che abbatte la speranza e infiacchisce la capacità di amare. Non è possibile amare senza fare e farsi del male, come i porcospini della favola di Schopehauer, che d’inverno si stringono l’un l’altro per trovare calore ma poi si ritraggono per evitare gli aculei dei propri simili. E’ una metafora perfetta della vita sentimentale di noi esseri umani, che ci dibattiamo fra il dolore del coinvolgimento e l’isolamento dell’amore.

Indecisi tra il calore e il gelo, tra la fiducia e la sfiducia reciproche, non volendo o non potendo togliersi gli aculei (o intimoriti dall’ipotesi che un’eventuale perdita di essi li renda ulteriormente vulnerabili), gli uomini si accontentano perciò di rapporti tiepidi ed indifferenti con i loro simili, poco radicati nella loro intimità, e destinati pertanto al fallimento.

Forse il porcospino dovrebbe voler scaldare l’altro prima che se stesso e accettare gli aculei che lo feriranno. Darà calore e si scoprirà a riceverne. Gradualmente aiuterà l’altro a smussare le punte e a trovare le giuste misure per amarsi, senza ferirsi troppo, perchè in amore forse ferirsi è inevitabile…

[…. dalla rete ….] 

 

 
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