Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

PITAGORA (570-500 a.C. circa) 10 gennaio 2016

PITAGORA (570-500 a.C. circa)

Pitagora nacque sull’isola di Samo attorno al 570 a.C. Da giovane viaggiò nel vicino oriente (forse si spinse fino in India) stabilendosi poi a Crotone, per sfuggire alla dittatura ateniese di Policrate. A Crotone fondò una scuola di matematica che ben presto assunse i tratti esoterici della setta: la dottrina era trasmessa in segreto agli iniziati e tramandata a voce, solo gli appartenenti alla setta potevano conoscerne i precetti. Pitagora stesso, più che a un filosofo, si atteggiava a despota bizzoso: gli allievi che volevano accedere alla sua scuola dovevano seguire alcune rigide regole piuttosto eccentriche, tra le quali il divieto di mangiare fave e di toccare galli bianchi.

IL GIGANTE  (TU NANO)

Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

La setta pitagorica riuscì in seguito a controllare numerose colonie trasformandosi in movimento politico-religioso, ma la sua connotazione fortemente dispotica e aristocratica provocò una rivolta delle popolazioni che portarono alla distruzione della scuola e alla fuga di Pitagora a Metaponto, dove morì (ma si narra anche che sia morto in seguito al rifiuto di attraversare un campo di fave, cosa che gli precluse la ritirata).

La matematica di Pitagora non era la stessa disciplina che conosciamo oggi: più che alla pratica e al rigore scientifico, essa si rivolgeva alla teoria e alla ricerca dell’armonia nascosta delle cose (numerologia esoterica).

Il numero, la numerologia

L’arché, per Pitagora, era il numero. Il numero non era tanto un concetto astratto come oggi lo intendiamo (un simbolo che permette la quantificazione delle cose), il numero possedeva una propria dimensione fisica (per cui esistevano numeri triangolari, quadrati, rettangolari, cubici, sorta di particelle elementari della realtà).

Pitagora sosteneva che tutte le cose sono oggetti geometrici e, come tali, sono composti da numeri, i quali ne costituiscono la struttura.

I numeri dispari erano maschili e perfetti, benevoli, i numeri pari femminili e imperfetti. Il numero 1 era oggetto di una vera e propria venerazione, in quanto esprimeva l’unità originaria, il numero contenuto in ogni altro numero, l’elemento base di tutte le cose.

Il numero 1 esprimeva quindi l’originaria unità del tutto, mentre il due già rappresentava la doppiezza dell’opposizione tra gli elementi contrari.

Alcuni numeri avevano un significato magico: la duplicità era simbolo di doppiezza e inaffidabilità. Il 2, il primo numero pari, esprimeva per Pitagora la contrapposizione al vero sapere, ovvero l’1, l’Unico. La triplicità esprimeva sin dall’antichità il divino (ad esempio è un simbolo riscontrabile sia nel concetto di “Trinità” cristiana, che nel concetto di “Trimurti” orientale). Il 4 esprimeva la quadruplicità della natura: quattro erano le stagioni. Il 7 godeva invece della stima del numero perfetto.

L’armonia celeste

Anche la musica, come del resto tutta la realtà, era una combinazione di numeri. Pitagora basava la sua tesi sull’osservazione di alcune stringhe di uguale spessore e tensione ma di diversa lunghezza che faceva vibrare e risuonare. La musica consisteva in un rapporto numerico misurato secondo intervalli, le note dipendevano dalla quantità di vibrazioni emesse. Secondo Pitagora, le sfere celesti (Pitagora sosteneva la sfericità dei pianeti), a causa del loro movimento, emettevano una musica continua e costante, un’armonia celestiale, che l’orecchio non sentiva più perché ormai assuefatto.

Per Pitagora la Terra “era una sfera, girava su se stessa da est a ovest ed era divisa in cinque zone: artica, antartica, estiva, invernale ed equatoriale e con gli altri pianeti formava il cosmo“.

La metempsicosi

Forse conseguenza dei suoi viaggi in oriente, Pitagora credeva nella trasmigrazione delle anime. L’anima era immortale, ed era condannata da una colpa originaria a trasferirsi da una sostanza corporea all’altra (compreso il corpo gli animali), ciclo di reincarnazioni che non si sarebbe interrotto finché l’anima non si fosse purificata. Le regole da seguire per interrompere il ciclo della metempsicosi (dal greco meta -, oltre“, e psycho, anima“) erano quelle di particolari rituali che si fondavano sui principi dell’armonia e della proporzione matematica.

          Scheda di Forma Mentis  –

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Lettura della fotografia dedicata a Pitagora 16 settembre 2015

Lettura della fotografia dedicata a Pitagora                 

Pitagora e la scuola pitagorica

(Foto Antonino Cuzzola)

Interpretazione dell’immagine fotografica dedicata al filosofo e matematico Pitagora:

  • I due triangoli rettangoli rievocano il Teorema di Pitagora. Due triangoli rettangoli nel Timpano del Partenone. Proclo (400 d.C.) nel commento agli elementi di Euclide dice: “Se consultiamo i ricercatori di cose antiche troviamo che essi fanno risalire questo teorema a Pitagora e afferma che egli anche sacrificò un bue per questa scoperta”. Un sacrificio di buoi è asserito da Apollonio, Cicerone, Vitruvio, Plutarco e da Diogene. Dallo studio di questo teorema, detto Magister Matheseos, Pitagora scopre che il lato e la diagonale del quadrato sono incommensurabili cioè non ammettono una sottomultipla in comune e quindi il loro rapporto non può essere espresso da un numero razionale. Questo numero è detto irrazionale e la sua scoperta porta alla disintegrazione del punto (punto senza dimensioni). Questa scoperta ha dato origine al concetto di infinito ed al paradosso di Achille e la Tartaruga, concetto che si trova all’origine dell’analisi moderna (Newton, Leibz, Cantor, ecc..). Lo storico della Matematica, A. Fraiesi, dice: “Verso la metà del XX secolo i fisici spezzarono l’atomo, il fragore della bomba “atomica” accompagnò lo spezzettamento, ed i minuscoli frammenti del pur minuscolo atomo si sparsero nello spazio facendo tante vittime. Ma 2500 anni prima Pitagora frantuma l’atomo geometrico e ne furono vittima i buoi. Pitagora viene quindi considerato anche progenitore della bomba atomica”.

  • Un rettangolo si dice aureo quando il rapporto fra il  lato minore diviso il lato maggiore e’ uguale al numero aureo = 0,618….numero irrazionale.

  • La colonna del tempio di Hera Lacinia (Crotone (Kroton) fu la terza colona achea sulla costa Jonica ed intorno al 535 a.C ospitò Pitagora proveniente dall’isola di Samo. In questa città lo studioso fondò le prime logge pitagoriche italiote, ma più tardi fu osteggiato e dovette rifugiarsi a Metaponto. Il tempio di Hera Lacinia, attiguo all’attuale abitato di Crotone, era all’epoca famoso per le sue ricchezze e per la sua santità. Era composto da numerose colonne doriche. Pare che vi fosse ubicato un famoso ritratto di Elena di Troia dipinto dal pittore Zeuxi (Zeusi).  Uno dei sacerdoti del tempio fu Milone condottiero dei crotonesi contro Sibari. Fece visita ad Hera Lacinia anche Annibale prima di tornare in Africa dopo le sconfitte subite dai romani.) Se si fa il rapporto fra l’altezza e la circonferenza della colonna, ossia 5,60 m e 9,29 m, si ottiene 0,6, lo stesso rapporto che si ha fra l’altezza e la base della facciata del Partenone di Atene.

  • La vela sull’acqua è un “triangolo aureo” (36° – 72° – 72°):

gli angoli alla base BAC = CBA di 72° e quello al vertice ACB di 36°; esso racchiude in se una legge matematica ritenuta di estrema importanza per esprimere “Armonia e bellezza nell’Arte pittorica e nella Scultura”.

Il rapporto fra la base AB e il lato AC dà  il  Numero  AUREO 0,618..                                                            

  • Stella pentagonale è simbolo della Scuola Pitagorica simbolo di salute, armonia e disciplina. Oggi questo simbolo è adottato come sigillo dello Stato Italiano, nelle stellette dell’esercito, nella bandiera degli Stati Uniti D’America, in quella Europea ed in molti altri stati, ed usata anche come Stella di Natale. 

  • Gli allievi che volevano accedere alla sua scuola dovevano seguire alcune rigide regole piuttosto eccentriche, una di queste il divieto di mangiare fave.

  • I numeri dispari erano maschili, perfetti, benevoli. Il numero 1 era oggetto di una vera e propria venerazione, in quanto esprimeva l’unità originaria, il numero contenuto in ogni altro numero, l’elemento base di tutte le cose.

  • Il numero 2, il primo numero pari, esprimeva per Pitagora la contrapposizione al vero sapere, ovvero l’1, l’Unico.

  • Il numero 7 godeva invece della stima del numero perfetto.

I due tesori della geometria: uno è il teorema di Pitagora; l’altro la divisione di una linea in media ed estrema ragione. Possiamo paragonare il primo ad una misura d’oro, e chiamare il secondo un prezioso gioiello.

(Keplero)

 

 
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