Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

EBREO ERRANTE 9 dicembre 2015

EBREO ERRANTE

Ebreo errante

(Foto Antonino Cuzzola)

Leggendario ebreo, di nome Buttadeo o Aasvero, condannato ad errare senza tregua sino alla fine del mondo, per avere schernito Gesù sulla via del Calvario continuando a ripetergli “Cammina…..cammina…..”Gesù, secondo la leggenda, gli rispose Io cammino, ma altrettanto farai tu, finchè non tornerò”.

Nata nel medioevo, tramandata oralmente e documentata a partire dal VII secolo, la figura dell’Ebreo Errante ha assunto poi nelle letterature europee vari significati simbolici.

Chi picchia all’uscio? Tu forse, Aasvero, che ancora cammini per la terra vana, arida foglia per un cimitero?

 

17 gennaio 2015

Filed under: Filosofia — czz56 @ 18:13
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Foto che ho realizzato e che riguardano fatti storici:

  • L’Ebreo Errante ;

  • Il Batavo;

  • Il “Tempo”(leggendo  “Le Confessioni” di Sant’Agostino);

  • Barone Rosso.

Ebreo Errante 

Leggendario ebreo, di nome Buttadeo o Aasvero, condannato ad errare senza tregua sino alla fine del mondo, per avere schernito Gesù sulla via del Calvario continuando a ripetergli “Cammina…..cammina…..”.   Gesù, secondo la leggenda, gli rispose “Io cammino, ma altrettanto farai tu, finchè non tornerò”

Nata nel medioevo, tramandata oralmente e documentata a partire dal VII° secolo, la figura dell’Ebreo Errante ha assunto poi nelle letterature europee vari significati simbolici.

BATAVO MALEDETTO

Il riferimento è alla leggenda dell’Olandese Volante, nave capitanata da Hendrik Vanderdecker che nel 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batàvia, ora Giakarta, nelle Indie Olandesi. La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un terribile uragano tropicale, ma il capitano decise di procedere sfidando la paura del suo equipaggio e la volontà di Dio apparso sotto le sembianze di un angelo, giurando che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza. La nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti morirono tra le onde. L’angelo, per punire la sua ribellione alla volontà di Dio che tanti lutti aveva causato, lo condannò a reggere in eterno il timone di un vascello fantasma in balìa delle tempeste.

Il “Tempo”

“Che cosa è il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so: eppure posso affermare con sicurezza di sapere che se nulla passasse, non esisterebbe un passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro: se nulla esistesse, non vi sarebbe un passato”.   

– Sant’Agostino  “Le Confessioni”-

Barone rosso

….Il barone Manfred Albrecht (Freiherr) von Richthofen (Breslau, Slesia, odierna Wroclaw, Polonia, 2 maggio 1892 – Vaux-sur-Somme, Francia, 21 aprile 1918), fu un pilota da caccia tedesco che viene ricordato come un asso dell’aviazione: più precisamente, come l’ asso degli assi. È una delle principali figure della prima guerra mondiale e l’appellativo che lo ha consegnato alla leggenda è quello di Barone rosso. Figlio di un ufficiale di carriera, Manfred impara a sparare e a cacciare fin da giovanissimo. Nelle sue tenute in Silesia (oggi Polonia) il giovane Manfred va a caccia con i fratelli Lothar (anche lui diventerà un asso e combatterà fianco a fianco del fratello nei cieli di Francia) e Bolko di maiali selvatici, cervi ed alci. Già da bambino, insomma, uccide e colleziona trofei. A undici anni entra nella scuola militare e a nel 1911, seguendo le orme del padre, nel reggimento degli Ulani (lancieri a cavallo).Viene mandato a combattere sul fronte orientale, dove però il suo reggimento non viene mai utilizzato in battaglia, e quindi trasferito su quello Occidentale, ma anche qui la cavalleria resta inutilizzata nelle retrovie. Esasperato dall’inattività chiede di essere assegnato alle unità di volo e, nel maggio del 1915 la sua richiesta viene accolta. Quello che poi diverrà il Barone Rosso comincia la sua carriera aeronautica come osservatore, e quasi subito viene inviato nuovamente sul fronte russo. Sempre come osservatore volò col ten. Zeumer e con il Conte Holck per tutta l’estate, senza mai scontrarsi col nemico sino al 1° settembre, quando finalmente trova il suo “battesimo del fuoco” abbattendo un Farman inglese. L’aereo, però, cade dietro le linee nemiche, e la “preda” non gli viene  ufficialmente assegnata. Trasferito nuovamente in Francia continua a fare l’osservatore sino ad ottobre quando incontra il giovane tenente Oswald Boelcke, che insieme a Max Immelmann stava “inventando” l’aviazione da caccia. Richtofen chiede di poter diventare anche lui pilota di caccia, e viene accontentato. Dopo 25 ore di addestramento finalmente esegue il suo primo volo da solista. Non è un gran ché, e all’atterraggio distrugge completamente il suo aereo. Fu respinto al primo esame per il conseguimento del brevetto che finalmente ottenne, superando un secondo esame, nel dicembre. Finalmente, siamo nell’aprile del 1916, gli viene assegnato il suo primo Fokker Eindecker. Von Richtofen lo sfascia, questa volta in decollo. Riprende a volare con un Albatros D11 biposto da ricognizione, sul quale monta una mitragliatrice aggiuntiva sull’ala superiore. Il 26 aprile abbatte quella che dovrebbe essere considerata la sua prima vittima, ma anche questa volta l’aereo nemico cade dietro le linee e la vittoria non gli viene assegnata. Nel giugno viene nuovamente mandato sul fronte russo per eseguire missioni di bombardamento. Il 17 settembre 1916, durante la prima missione dello “Jasta 2”, il Barone Manfred Von Richtofen abbatte la sua prima vittima ufficialmente riconosciuta, un F.E.2 inglese. Per tutto il mese successivo lo Jasta 2 fa carneficina di piloti ed aerei alleati. Il 23 novembre, in un epico scontro, abbatte il miglior pilota inglese, il maggiore Lanoe Hawker.  E’ la sua undicesima vittoria. Il 4 gennaio 1917, abbattuto il suo sedicesimo aereo e ottiene la promozione a capitano e gli viene assegnato il comando dello “Jagdstaffel 11”. Il 6 gennaio ottiene la Blue Max, la più alta onorificenza tedesca. Richtofen e gli altri piloti dello “Jasta 11” dipingono i loro aerei con colori sgargianti, in modo da essere ben individuabili. L’aereo di Richtofen è rosso sangue, e ben presto i francesi imparano a riconoscerlo come “il diavolo rosso”…

 

 
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