Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

… SULLA SOLITUDINE … 12 luglio 2016

… SULLA SOLITUDINE …

“Poco per volta comincio a vedere chiaro sul più universale difetto del nostro genere di formazione e di educazione: nessuno impara, nessuno tende, nessuno insegna − a sopportare la solitudine”
                             (Friedrich Nietzsche)

solitudine

Foto Antonino Cuzzola

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

 

…. Sull’utilità e il danno della storia per la vita 6 luglio 2016

da …. Sull’utilità e il danno della storia per la vita

“L’uomo chiese una volta all’animale: perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi? L’animale dal canto suo voleva rispondere e dire: ciò deriva dal fatto che dimentico subito quel che volevo dire – ma subito dimenticò anche questa risposta e tacque; sicché l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, per il fatto di non poter imparare a dimenticare e di essere continuamente legato al passato: per quanto lontano, per quanto rapidamente egli corra, corre con lui la catena.

correre

(FOTO ANTONINIO CUZZOLA)

È un miracolo: l’istante, eccolo presente, eccolo già sparito, prima un niente, dopo un niente, torna tuttavia ancora come spettro, turbando la pace di un istante posteriore. Continuamente un foglio si stacca dal rotolo del tempo, cade, vola via – e rivola improvvisamente indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “mi ricordo” e invidia l’animale che subito dimentica e che vede veramente morire, sprofondare nella nebbia e nella notte, spegnersi per sempre ogni istante”

1correre

(FOTO ANTONINIO CUZZOLA)

(F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita)

 

… IL RIMEDIO E’ STATO PEGGIORE DEL MALE …

… IL RIMEDIO E’ STATO PEGGIORE DEL MALE …

(F. W. Nietzsche)

IL RIMEDIO E' STATO PEGGIORE DEL MALE

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

“Il rimedio è peggiore del male”  (F. W. Nietzsche)

“L’atteggiamento tradizionale dell’uomo moderno consiste, per Nietzsche, nel predisporre un rimedio e una difesa contro la minaccia e il terrore del divenire. E il sentimento di sicurezza è l’elemento decisivo dell’allestimento di tale riparo e difesa.” (Emanuele Severino, La filosofia contemporanea).

Nietzsche considera tutto il complesso della filosofia occidentale come un tentativo di trovare il rimedio alle paure degli uomini, alla paura della morte, del vuoto, del nulla, del caos. Ma la vita, per Nietzsche, è caos, è paura, è morte, è vuoto, ma non solo, è anche pienezza di sé e della propria volontà, volontà di potenza.

Ciò che la filosofia occidentale vuole negare, a partire da Socrate, è proprio questo caos, questa indeterminatezza vitale, e così facendo va contro la natura dell’uomo, lo irrigidisce entro schemi artificiosi privandolo della possibilità di essere realmente ciò che è, ovvero slancio vitale e irrazionale.

“Diffido di tutti i sistematici e li evito. La volontà di sistema è una mancanza di onestà”. Da Il crepuscolo degli idoli.

Per Nietzsche, ogni forma di verità definitiva risente di una rigidità e di una incompletezza tale che non potrà mai coincidere con la realtà di una esistenza costantemente mutevole.

La realtà è caos e contraddizione, e in ciò è talmente complessa che ogni tentativo di imporle un ordine fallisce, diventa menzogna consolatoria.

Ecco allora che tutta la filosofia occidentale, ogni menzogna religiosa e filosofica, ogni sistema morale e metafisico, non sono altro che rimedi, apparati di pensiero che vogliono rendere la vita più sopportabile ma che non rispecchiano la complessità della realtà.

Il rimedio proposto dai vari edifici filosofici e religiosi finiscono per illudere l’uomo che non esiste caos e indeterminatezza: in realtà il rimedio al male è peggiore del male stesso in quanto illude e confina gli uomini in un mondo che risulta artificiale e illusorio, contronatura.

syntmentis

 

Sull’utilità e il danno della storia per la vita 19 agosto 2015

da …. Sull’utilità e il danno della storia per la vita

L’uomo chiese una volta all’animale: perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi? L’animale dal canto suo voleva rispondere e dire: ciò deriva dal fatto che dimentico subito quel che volevo dire – ma subito dimenticò anche questa risposta e tacque; sicché l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, per il fatto di non poter imparare a dimenticare e di essere continuamente legato al passato: per quanto lontano, per quanto rapidamente egli corra, corre con lui la catena.

È un miracolo: l’istante, eccolo presente, eccolo già sparito, prima un niente, dopo un niente, torna tuttavia ancora come spettro, turbando la pace di un istante posteriore. Continuamente un foglio si stacca dal rotolo del tempo, cade, vola via – e rivola improvvisamente indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “mi ricordo” e invidia l’animale che subito dimentica e che vede veramente morire, sprofondare nella nebbia e nella notte, spegnersi per sempre ogni istante.

(F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita)

 

Esistenzialismo 2 luglio 2015

Esistenzialismo

L’esistenzialismo (filosofia dell’esistenza) è quella corrente di pensiero che nasce in Europa a partire dal 1930 grazie all’apporto di Heidegger (che non accettò comunque di essere collocato entro il movimento), Jaspers e Sartre, esponenti di spicco di un più vasto movimento filosofico.

L’esistenza di cui si occupa l’esistenzialismo ha un significato preciso: l’esistenza è il divenire, secondo la definizione di Heidegger è ex-sistere (“non permanere”), ovvero ciò che è sottoposto a un continuo mutare e a un continuo proiettarsi verso ciò che ancora non è. L’esistenza si configura così come luogo dinamico e diveniente per eccellenza: se nel corso della storia filosofica l’esistenza è stata intesa come luogo dell’essenza stabile di cui è composto ogni uomo e ogni cosa, per l’esistenzialismo il carattere proprio dell’esistenza è quello di avere dentro di se il mutamento continuo delle sostanze che compongono le cose e gli uomini. Sempre secondo quanto esposto da Heidegger, l’uomo “ha sempre da essere il suo essere“, ovvero l’esistenza non è la sostanza stabile, ma è il modo in cui l’uomo decide da sé che forme prende il suo essere. L’esistenza è quindi per l’esistenzialismo la condizione propria dell’uomo che vive il dinamismo della realtà non solo nella propria coscienza ma anche e soprattutto nel proprio essere (l’essere è infatti lo stesso “dipanarsi” dell’esistenza nel tempo).

Proprio in quanto priva di un essenza immutabile, l’esistenza si configura così come possibilità libera e aperta, il luogo entro il quale può accadere ogni cosa senza possibilità di previsione. Il carattere radicalmente diveniente dell’esistenza è dunque la negazione più radicale dell’episteme (il termine episteme viene spesso tradotto semplicemente come “scienza” o “conoscenza” ed in epoca moderna con il termine epistemologia viene inteso lo studio storico e metodologico della scienza sperimentale e delle sue correnti), ovvero del sistema filosofico che spiega in modo certo e incontrovertibile ogni aspetto degli accadimenti: l’esistenza è il divenire, e il divenire è ciò che si oppone contro ogni possibilità di concepire la realtà come un insieme di fatti che possono essere determinati da una qualsiasi legge.

Forti sono i debiti dell’esistenzialismo verso pensatori quali Kierkegaard e Nietzsche, come del resto verso la fenomenologia di Husserl. Se dalla fenomenologia viene preso il nuovo senso della realtà, ovvero la decisione di accogliere come base dell’indagine filosofica i dati apparenti nella loro fluidità ed entro i loro limiti, da Kierkegaard e da Nietzsche l’esistenzialismo eredita l’affermazione che il divenire si mostra più di ogni altro nell’individuo, nelle sue libere scelte come nella sua volontà di creare da sé la propria esistenza e i propri valori.

Nell’esistenzialismo, l'”esistenza” assolve quindi il compito di “essere l’orizzonte – la radice, la condizione – del divenire, l’orizzonte che da un lato rende possibile il divenire e dall’altro gli conferisce quei caratteri di radicale minaccia, insicurezza, instabilità, problematicità, finitezza, labilità, contingenza, che avvolgono la vita dell’uomo quando ci si rende conto che essa non può esser garantita da alcun riparo, rimedio, rifugio e che quindi, e innanzitutto, non può esistere alcuna episteme al cui riparo si possa affrontare e risolvere il problema della vita, l’uscire dal nulla e il ritornarvi.” (E. Severino, La filosofia contemporanea).

...forma-mentis...

 

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: