Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

Francesco Bacone 18 dicembre 2015

Francesco Bacone

Bacone: pioniere del Pensiero Scientifico

Bacone - pioniere del pensiero scientifico

(FOTO ANTONINO CUZZOLA)

Francesco Bacone (Londra 1561-1620) è uno dei più grandi filosofi dell’Età moderna, ed è a ragione considerato tra i pionieri del metodo induttivo e della logica scientifica. Nel corso della sua esistenza ricoprì molte importanti cariche politiche, tra le quali anche quella di primo ministro. 

Bacone è universalmente noto come autore del Novum Organum, opera grandiosa nella quale il filosofo proponeva di rinnovare il vetusto impianto della logica in Aristotele, il cui corpus di scritti logici prende appunto il nome di Organon, cioè strumento della scienza. Cambiando il volto della scienza, argomenta Bacone, deve per forza cambiare anche il paradigma logico di riferimento. Appunto per questa ragione, Bacone tentò con il Novum Organum di fare piazza pulita di quei pregiudizi che inquinano le sorgenti stesse della vera scienza, che per il filosofo inglese corrispondono a dei veri e propri idoli, che sono: 

  • gli idoli della tribù, pregiudizi collegate ai vari gruppi umani e che presuppongono la presunzione umana; 

  • gli idoli della caverna, pregiudizi presenti nella coscienza del singolo; 

  • gli idoli del mercato: pregiudizi collegati alla dimensione linguistica; 

  • gli idoli del teatro: pregiudizi collegati alle differenti filosofie provenienti dalla tradizione classica e scolastica. 

    Il senso della critica di Bacone è quello di risalire ai principali errori che la mente umana compie nell’esercizio delle sue facoltà, e che in certo qual modo impediscono un corretto uso della nostra ragione al fine di raggiungere la verità. Con la rimozione di questi idoli, tuttavia, si è fatto solo un primo e provvisorio passo verso il sapere, al quale dovrebbe accompagnarsi la disamina di tre diverse categorie di pensatori. 

    In primo luogo, le formiche, cioè gli empirici, che basano la conoscenza sull’esperienza, e gli spiriti dogmatici, che basano la conoscenza sulla teoria ignorando completamente la prassi. La definizione di formiche deriva dal fatto che questi pensatori si occupano soltanto di dispensare e consumare. 

    In secondo luogo, i ragni, ossia i razionalisti, che tessono autonomamente la loro tela. 

    In terzo luogo, le api, cioè gli scienziati-filosofi che basano la conoscenza sull’intelletto che tramuta le nostre nozioni in concetti efficaci per la scienza. Gli scienziati-filosofi sono paragonati alle api in quanto prendono la materia prima, il polline, dai fiori e poi ne ricavano il miele della virtù.

    Per le sue intuizioni, Bacone merita ancor oggi l’appellativo di profeta della tecnica perché, analogamente a Galileo in Italia e nello stesso torno di tempo, considerava la scienza un valido mezzo per governare gli elementi della natura e comprenderne i segreti. 

[Scheda di Domenico Turco]

(www.mondo3.it)

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RENÉ DESCARTES 10 agosto 2015

RENÉ DESCARTES

René Descartes  (La Haye en Touraine, 31 marzo 1596 – Stoccolma, 11 febbraio 1650) è stato un filosofo e matematico francese, che diede fondamentali contributi a questi due campi del sapere. È conosciuto anche con il nome latinizzato Renatus Cartesius, in Italia modificato in Cartesio.  Descartes, ritenuto da molti fondatore della filosofia moderna e padre della matematica moderna, è considerato uno dei più grandi e influenti pensatori nella storia dell’umanità. Con il suo pensiero estese la concezione razionalistica e matematizzante della conoscenza, che era stata propugnata da Francesco Bacone, ma formulata e applicata effettivamente solo da Galilei, a ogni aspetto del sapere, dando vita a quello che oggi è conosciuto con il nome di razionalismo continentale, una posizione filosofica dominante in Europa tra XVII e XVIII secolo.

Nel 1628 scrisse le Regulae ad directionem ingenii e si trasferì in Olanda dove rimase fino al 1649, cambiando frequentemente domicilio. Nel 1629 cominciò a lavorare all’opera Il Mondo ma a seguito della condanna del Galilei (1633) abbandonò il proposito di pubblicarla, poiché anch’egli nell’opera sposava in più parti le tesi di Copernico condannate dalla Chiesa. Nel 1635 conobbe la gioia di diventare padre con la nascita della figlia Francine (battezzata il 7 agosto dello stesso anno; la piccola sarebbe morta nel 1640). Nel 1637 pubblicò il Discorso sul metodo e i saggi su Ottica, Geometria e Meteore. Nel 1641 diede alle stampe la prima edizione delle Meditazioni metafisiche corredate dalle prime sei Obiezioni e risposte. L’anno successivo (1642) con la seconda edizione delle Meditazioni pubblicò le settime Obiezioni e risposte. Nel 1643 la filosofia cartesiana venne condannata dall’università di Utrecht, contemporaneamente Descartes iniziò una lunga corrispondenza con Elisabetta principessa di Boemia. Nel 1644 compose i Principia philosophiae e compì un viaggio in Francia. Nel 1647 la corona di Francia gli riconobbe una pensione. L’anno successivo da una lunga conversazione con Frans Burman nacque il libro omonimo.  Nel 1649 accettò l’invito della regina Cristina di Svezia, sua discepola e desiderosa di approfondire i contenuti della sua filosofia, e si trasferì a Stoccolma. Quello stesso anno dedicò il trattato sulle Passioni dell’anima alla principessa Elisabetta. Il rigido inverno svedese e gli orari in cui Cristina lo costringeva ad uscire di casa per impartirle lezione – prime ore del mattino quando il freddo era più pungente – minarono il suo fisico. Descartes si spense l’11 febbraio 1650, vittima della polmonite. Le sue spoglie vennero portate in Francia e tumulate a Parigi nella chiesa di S.te Geneviève-du-Mont

Pensiero di Cartesio

Compendio della filosofia cartesiana 

La finalità della filosofia di Cartesio è la ricerca della verità attraverso la filosofia, intesa come uno strumento di miglioramento della vita dell’uomo: perseguendo questa via il filosofo intende ricostruire l’edificio del sapere, fondare la scienza. Cartesio ritiene che criterio basilare della verità sia l’evidenza, cioè appare semplicemente e indiscutibilmente certo, mediante l’intuito. Il problema nasce nell’individuazione dell’evidenza, che si traduce nella ricerca di ciò che non può essere soggetto al dubbio. Pertanto, dacché la realtà tangibile può essere ingannevole in quanto soggetta alla percezione sensibile (dubbio metodico) e al contempo anche la matematica e la geometria (discipline che esulano dal mondo sensibile) si rivelano fasulle nel momento in cui si ammette la possibilità che un’entità superiore (colui che Cartesio soprannomina genio maligno) faccia apparire come reale ciò che non lo è (dubbio iperbolico), l’unica certezza che resta all’uomo è che, per lo meno, dubitando, l’uomo è sicuro di esistere. L’uomo riscopre la sua esistenza nell’esercizio del dubbio. Cogito ergo sum: dal momento che è propria dell’uomo la facoltà di dubitare, l’uomo esiste. 

Partendo dalla certezza di sé, Cartesio arriva, formulando tre prove ontologiche, alla certezza dell’esistenza di Dio. Dio, che nella concezione cartesiana è bene e pertanto non può ingannare la sua creazione (l’uomo), si rende garante del metodo, permettendo al filosofo di procedere alla creazione dell’edificio del sapere. Le maggiori critiche ricevute da Cartesio furono apportate da Pascal (che gli rimprovera di sfruttare Dio per dare un tocco al mondo) e da alcuni suoi avversatori contemporanei, che lo accusarono di essere caduto in una trappola solipsistica (assimilabile ad un circolo vizioso): Cartesio teorizza Dio per garantirsi quei criteri di verità che gli sono serviti a dimostrare l’esistenza di Dio. Volendo seriamente ricercare la verità delle cose, non si deve scegliere una scienza particolare, infatti esse sono tutte connesse tra loro e dipendenti l’una dall’altra. Si deve piuttosto pensare soltanto ad aumentare il lume naturale della ragione, non per risolvere questa o quella difficoltà di scuola, ma perché in ogni circostanza della vita l’intelletto indichi alla volontà ciò che si debba scegliere; e ben presto ci si meraviglierà di aver fatto progressi di gran lunga maggiori di coloro che si interessano alle cose particolari e di aver ottenuto non soltanto le stesse cose da altri desiderate, ma anche più profonde di quanto essi stessi possano attendersi –

Cartesio e il metodo Dubium sapientiae initium (Il Dubbio è l’origine della saggezza) – Considerato il primo pensatore moderno ad avere fornito un quadro filosofico di riferimento per la scienza moderna all’inizio del suo sviluppo, Descartes ha cercato di individuare l’insieme dei principi fondamentali che possono essere conosciuti con assoluta certezza. Per individuarli si è servito di un metodo chiamato scetticismo metodologico: rifiutare come falsa ogni idea che può essere revocata in dubbio. La conoscenza sensibile è la prima a essere messa in mora: non è bene fidarsi di chi ci ha già ingannato e potrà farlo ancora in seguito. Addirittura nel sonno capita di rappresentarsi cose che non esistono come se fossero vere. Perciò bisogna rifiutarsi di credere nei sensi.  La conoscenza matematica solo apparentemente può sfuggire al metodo del dubbio metodico messo in atto da Descartes. Infatti, benché sembri che non ci possa essere nulla di più sicuro e di più certo, non si può neppure escludere che un “genio maligno”, supremamente malvagio e potente, si diverta ad ingannarci ogni volta che effettuiamo un calcolo matematico. Cartesio, per la sua personale esperienza della verità, ritiene che i pensieri di cui possiamo essere certi sono evidenze primarie alla ragione. Evidente è l’idea chiara e distinta, che si manifesta all’intuito nella sua elementare semplicità e certezza, senza bisogno di dimostrazione. Ne sono esempi i teoremi di geometria euclidea, che sono dedotti in base alla loro stessa evidenza, ma nello stesso tempo verificabili singolarmente in modo analitico, mediante vari passaggi. Il ragionamento non serve a dimostrare le idee evidenti, ma semplicemente a impararle e memorizzarle; i collegamenti hanno la funzione di aiutare la nostra memoria. Kant rileverà che questo non solo è un metodo opportuno, ma che è l’unico possibile, che le coscienze si formano intorno a un “io penso” che può apprendere soltanto conoscenze che derivino da un unico principio. Cartesio afferma anche che ognuno ha il suo metodo e che il suo è uno dei metodi possibili. L’importante è darsi un metodo cui sottoporre tutte le verità e da seguire come regola per tutta la vita; il metodo cartesiano finisce con l’essere un imperativo categorico il cui contenuto metodico varia a seconda delle circostanze, ma anche della persona (cosa che l’imperativo categorico non ammette). Il metodo cartesiano quindi non è altro che un criterio di orientamento unico e semplice che all’interno di ogni campo teoretico e pratico aiuti l’uomo, e che abbia come ultimo fine il vantaggio dell’uomo nel mondo.

Cartesio e il dubbio

Che cosa possiamo sperare di conoscere con certezza a questo punto? Proprio quando sembra impossibile individuare qualcosa che possa essere conosciuto con certezza, Descartes si rende conto che qualunque cosa possa fare quel genio maligno non potrà mai far sì che io, che dubito di essere ingannato da lui, non esista: la sua azione dell’ingannare si rivolge nei confronti di un esistente che subisce l’inganno e che dubita di essere ingannato e, se dubita, pensa.

Questo è il principio (meglio conosciuto nella formula del cogito ergo sum, “penso dunque sono“, che compare nel Discorso sul metodo) su cui ricostruire l’edificio della conoscenza. Dal momento che dobbiamo comunque rifiutare l’insegnamento dei sensi che ci rappresentano come dotati di un corpo, Descartes conclude di essere una sostanza pensante. La contrapposizione fra gres rogitano e res extensa avrà notevoli risvolti antropologici. Il pensiero costituisce la sua essenza nella misura in cui esso è ciò di cui non può più dubitare. La costruzione del sapere avviene attraverso il metodo della deduzione mentre i sensi sono privati di ogni dignità conoscitiva.

Cartesio e le idee

Se io sono sostanza pensante, il mio pensiero deve essere caratterizzato da un contenuto, ovvero deve configurarsi come idea. Cartesio distingue tre tipologie di idee:

  1. Idee avventizie: derivano da oggetti esterni e sono indipendenti dall’uomo;

  2. Idee fittizie: derivano da operazioni che l’uomo compie sulle idee avventizie (chimera, sirene, etc..);

  3. Idee innate: sono presenti nell’uomo ma non sono state create da esso e non possono provenire dall’esterno;

Cartesio e Dio

Con la sola forza del pensiero deduttivo Descartes prova l’esistenza di un Dio benevolo che ha dato all’uomo una mente e un corpo e che non può desiderare di ingannarlo. Le tre prove ontologiche, liberamente ispirate dalla Scolastica, di cui il filosofo si serve per dimostrare Dio sono:

  1. Siccome l’uomo ha in sé l’idea di Dio, che equivale all’idea della perfezione, ne deriva, seguendo il principio per cui la causa dev’essere eguale o maggiore  all’effetto prodotto, che l’idea di Dio non può essere un prodotto della mente dell’uomo (il quale esercitando il dubbio dimostra la sua imperfezione), né dall’esterno (di cui potendo dubitarne si dimostra l’imperfezione) ma deve provenire necessariamente da un’entità perfetta, estranea all’idea di perfetto che l’uomo ha di lui: cioè Dio.

  2. Siccome l’uomo è consapevole della sua imperfezione, non può essere stato lui l’artefice di quelle idee di perfezione che egli ha nella sua mente (onniscienza, onnipotenza, prescienza ecc.) altrimenti alla creazione si sarebbe dato codeste prerogative. Motivo per cui deve esistere un entità che gode di quelle qualità e che abbia da esterno creato l’uomo: cioè Dio.

  3. Riprendendo la prova elaborata da Anselmo d’Aosta, Cartesio afferma che l’esistenza è già implicita nel concetto stesso di perfezione: esiste un’entità superiore in quanto espressione dell’idea che l’uomo ha di perfetto (la cosiddetta  prova ontologica, come Kant definirà per sostenere l’impossibilità di far coincidere il piano logico con il piano ontologico): cioè Dio.

(wikipedia)

 

 

 
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