Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

ORIZZONTE SFINITO 24 dicembre 2015

ORIZZONTE SFINITO

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

Nella filosofia esistenzialistica del Novecento si afferma la priorità dell’esistenza sull’essenza in riferimento all’uomo, del quale si accentuano i caratteri di finitezza e di singolarità irriducibile a qualsiasi essenza di tipo generale.

In questo senso l’essenza dell’uomo consiste per i filosofi esistenzialisti, come Sartre, nell’esistenza, che va intesa come vivere e progettarsi ogni volta in un orizzonte finito di possibilità. 

“Jean-Paul Sartre affermò che gli uomini possono sconfiggere il nulla soltanto facendosi portatori di valori scaturiti dalle decisioni individuali e assumendosi la responsabilità morale di queste scelte”.

LA LIBERTA’ DEI POVERI …!

https://www.youtube.com/watch?v=ERPnaLvA2HU

 

Jean-Paul Sartre 5 novembre 2015

Jean-Paul Sartre

“Sono condannato a vivere sempre al di là della mia esistenza, al di là dei moventi e dei motivi del mio atto; sono condannato a essere libero”
Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

L’essere e il nulla

Ne L’essere e il nulla, Sartre opera una importante distinzione tra la realtà oggettiva e la coscienza che la percepisce, questa viene a configurarsi, come vedremo, come non-essere, in quanto inconsistenza rispetto all’oggettività del mondo.

L’essere, l’esistere, comporta sempre la percezione di qualcosa, percezione dell’essere-in-sé, ovvero della realtà oggettiva al di fuori di noi, della materia, ma anche di tutto ciò che noi non siamo (quindi anche gli altri uomini). l’essere-in-sé è contingente, ‘è‘ semplicemente, senza scopi.

Diverso dall’in-sé è l’essere-per-sé, ovvero la nostra coscienza. La nostra coscienza è la percezione dell’in-sé, del mondo contingente che esiste indipendentemente dalla coscienza. Se gli oggetti del mondo sono in quanto contingenti (esistenti per il fatto che esistono, senza alcuno scopo) la mia coscienza, contrapposta al mondo, non può che essere nulla, ovvero non-oggetto e non-esistente.

Sartre definisce la coscienza del mondo come sua nullificazione, per via negativa: se il mondo degli oggetti non è la coscienza, la coscienza è il non-essere di questi oggetti. Qualcuno potrà dire che anche il pensato della coscienza è un ente, un essere, qualcosa che esiste, ma per Sartre la coscienza, il per-sé, è la nullificazione del mondo percepito, in quanto considerata in contrapposizione all’essenza contingente della realtà.

Sempre ne L’essere e il nulla, Sartre da una definizione della coscienza non solo per via negativa, ma anche come mancanza, eterno inseguire dell’essere qualcosa. La coscienza, il per-sé, è un continuo desiderare ciò che manca, un desiderio di completamento, un desiderio di rispecchiarci nella realtà oggettiva dellin-sé e di viverne la stessa pienezza contingente, la quale mai potrà realizzarsi, relativamente alla coscienza.

Inoltre, per la coscienza, gli altri uomini sono ciò-che-io-non-sono, tutti gli oggetti della conoscenza (compresi gli altri uomini) partono quindi da una condizione iniziale di inconoscibilità, per cui gli altri viventi sono un nulla rispetto a me. La coscienza è un progetto di completamento di ciò che non è ancora, gli uomini desiderano continuamente ciò che ancora non hanno perché in realtà non potranno mai avere nulla completamente.

 

 
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