Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

… ogni giorno è un giorno regalato … 31 marzo 2016

 … ogni giorno è un giorno regalato …

[…] Ogni giorno è un altro giorno regalato,
ogni notte è un buco nero da riempire,
ma per quanto non l’ ho mai visto colmato, così per dire,
resta solo l’urlo solito gridato, tentare e agire,
ma si pianga solo un po’ perchè è un peccato
e si rida poi sul come andrà a finire… […]

(Fracesco Guccini)

“Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse. Paradossale è la condizione umana.”   (Kierkegaard)

… ogni giorno è un giorno regalato …

Foto Antonino Cuzzola

Foto Antonino Cuzzola

(Foto Antonino Cuzzola)

“La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili.”   (Arthur Schopenhauer)

 

Esistenzialismo 2 luglio 2015

Esistenzialismo

L’esistenzialismo (filosofia dell’esistenza) è quella corrente di pensiero che nasce in Europa a partire dal 1930 grazie all’apporto di Heidegger (che non accettò comunque di essere collocato entro il movimento), Jaspers e Sartre, esponenti di spicco di un più vasto movimento filosofico.

L’esistenza di cui si occupa l’esistenzialismo ha un significato preciso: l’esistenza è il divenire, secondo la definizione di Heidegger è ex-sistere (“non permanere”), ovvero ciò che è sottoposto a un continuo mutare e a un continuo proiettarsi verso ciò che ancora non è. L’esistenza si configura così come luogo dinamico e diveniente per eccellenza: se nel corso della storia filosofica l’esistenza è stata intesa come luogo dell’essenza stabile di cui è composto ogni uomo e ogni cosa, per l’esistenzialismo il carattere proprio dell’esistenza è quello di avere dentro di se il mutamento continuo delle sostanze che compongono le cose e gli uomini. Sempre secondo quanto esposto da Heidegger, l’uomo “ha sempre da essere il suo essere“, ovvero l’esistenza non è la sostanza stabile, ma è il modo in cui l’uomo decide da sé che forme prende il suo essere. L’esistenza è quindi per l’esistenzialismo la condizione propria dell’uomo che vive il dinamismo della realtà non solo nella propria coscienza ma anche e soprattutto nel proprio essere (l’essere è infatti lo stesso “dipanarsi” dell’esistenza nel tempo).

Proprio in quanto priva di un essenza immutabile, l’esistenza si configura così come possibilità libera e aperta, il luogo entro il quale può accadere ogni cosa senza possibilità di previsione. Il carattere radicalmente diveniente dell’esistenza è dunque la negazione più radicale dell’episteme (il termine episteme viene spesso tradotto semplicemente come “scienza” o “conoscenza” ed in epoca moderna con il termine epistemologia viene inteso lo studio storico e metodologico della scienza sperimentale e delle sue correnti), ovvero del sistema filosofico che spiega in modo certo e incontrovertibile ogni aspetto degli accadimenti: l’esistenza è il divenire, e il divenire è ciò che si oppone contro ogni possibilità di concepire la realtà come un insieme di fatti che possono essere determinati da una qualsiasi legge.

Forti sono i debiti dell’esistenzialismo verso pensatori quali Kierkegaard e Nietzsche, come del resto verso la fenomenologia di Husserl. Se dalla fenomenologia viene preso il nuovo senso della realtà, ovvero la decisione di accogliere come base dell’indagine filosofica i dati apparenti nella loro fluidità ed entro i loro limiti, da Kierkegaard e da Nietzsche l’esistenzialismo eredita l’affermazione che il divenire si mostra più di ogni altro nell’individuo, nelle sue libere scelte come nella sua volontà di creare da sé la propria esistenza e i propri valori.

Nell’esistenzialismo, l'”esistenza” assolve quindi il compito di “essere l’orizzonte – la radice, la condizione – del divenire, l’orizzonte che da un lato rende possibile il divenire e dall’altro gli conferisce quei caratteri di radicale minaccia, insicurezza, instabilità, problematicità, finitezza, labilità, contingenza, che avvolgono la vita dell’uomo quando ci si rende conto che essa non può esser garantita da alcun riparo, rimedio, rifugio e che quindi, e innanzitutto, non può esistere alcuna episteme al cui riparo si possa affrontare e risolvere il problema della vita, l’uscire dal nulla e il ritornarvi.” (E. Severino, La filosofia contemporanea).

...forma-mentis...

 

 
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