Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

LE FAVE 16 ottobre 2015

LE FAVE

fave

(Foto Antonino Cuzzola)

Le fave, appartengono alla famiglia delle leguminose, con il nome di vicia faba minor (o favetta) come pianta foraggiera, vicia faba maior pianta da orto annuale dal fusto eretto senza nodi e che produce fiori bianchi maculati in nero, dove sviluppa baccelli di lunghezza variabile grossi e lunghi, raggiungono anche i 30 cm, contenenti grandi semi verdi appiattiti.

La coltivazione è tipica delle regioni del centro e del sud. Sono legumi ricchi di proteine, fibra, vitamine (A, B,C, E, PP) e sali minerali, risultano essere le meno caloriche; per la mancanza di un certo enzima possono far insorgere una rara malattia, il favismo, che a persone predisposte può provocare anemie. Possono essere consumate crude con olio e formaggi o cotte verdi (fresche), o secche.

La sua storia: il seme della pianta della fava, antecedente alla scoperta dell’America, fu un alimento essenziale per tutta l’area mediterranea, era conosciuta già nell’età del bronzo.

Nonostante che questo legume fosse l’alimento più emblematico la letteratura antica ne fa spesso menzione intrecciando pregiudizi e superstizioni a riti propiziatori sia dagli antichi Egizi, passando dalla storia antica Greca sino al mondo romanico, le fave sono sempre presenti nel trapasso tra “vita e morte”, venivano usate sia per riti funebri che per segni di buon auspicio.

La gente dell’antica Roma presumeva che dai semi delle fave si ritrovassero le lacrime dei trapassati. In occasione della festa della dea Flora (protettrice del risveglio della natura) i semi di fave venivano gettati sulla folla in segno di buon augurio; paradossalmente con gesti scaramantici se li gettavano dietro le spalle per scacciare malefici; venivano persino usate per implorare la pace dei defunti nei cortei funebri.

Nell’antica Grecia, le fave venivano offerte a Bacco e a Mercurio per le anime dei defunti, si narra che persino Pitagora, matematico e filosofo greco VI sec.a.C., riteneva che i baccelli contenessero le anime dei morti. In epoca cristiana la fava fu un alimento importante largamente usate soprattutto dalle classi più povere, consumate crude oppure secche in stufati, ma doveva essere consuetudine che su tutte le mense fosse presente nella ricorrenza dei Santi e dei Morti.

Contrariamente al pisello considerato simbolo di fortuna e prosperità, la fava era considerata una pianta funesta, si riteneva che racchiudesse lo spirito dei defunti, la ragione che ha portato ai pregiudizi e alle superstizioni del tempo, possano essere ricercate nel suo fiore.

fiori delle fave

Il fiore della fava infatti è un fiore bianco maculato in nero, colore raro nel mondo vegetale, il colore nero è sempre stato considerato “mistero” inoltre la macchia nera lascia interpretare la forma di “tau” greca prima lettera della parola “tanatos” che tradotta significa morte. Il consumo delle fave, sia per tradizioni che ritualità devozionali è stata tramandate fantasticamente sino ai giorni nostri lasciando intravedere molti aspetti mitici che si riallacciano ad antichi rituali pagani.

… dalla rete …

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Lettura della fotografia dedicata a Pitagora 16 settembre 2015

Lettura della fotografia dedicata a Pitagora                 

Pitagora e la scuola pitagorica

(Foto Antonino Cuzzola)

Interpretazione dell’immagine fotografica dedicata al filosofo e matematico Pitagora:

  • I due triangoli rettangoli rievocano il Teorema di Pitagora. Due triangoli rettangoli nel Timpano del Partenone. Proclo (400 d.C.) nel commento agli elementi di Euclide dice: “Se consultiamo i ricercatori di cose antiche troviamo che essi fanno risalire questo teorema a Pitagora e afferma che egli anche sacrificò un bue per questa scoperta”. Un sacrificio di buoi è asserito da Apollonio, Cicerone, Vitruvio, Plutarco e da Diogene. Dallo studio di questo teorema, detto Magister Matheseos, Pitagora scopre che il lato e la diagonale del quadrato sono incommensurabili cioè non ammettono una sottomultipla in comune e quindi il loro rapporto non può essere espresso da un numero razionale. Questo numero è detto irrazionale e la sua scoperta porta alla disintegrazione del punto (punto senza dimensioni). Questa scoperta ha dato origine al concetto di infinito ed al paradosso di Achille e la Tartaruga, concetto che si trova all’origine dell’analisi moderna (Newton, Leibz, Cantor, ecc..). Lo storico della Matematica, A. Fraiesi, dice: “Verso la metà del XX secolo i fisici spezzarono l’atomo, il fragore della bomba “atomica” accompagnò lo spezzettamento, ed i minuscoli frammenti del pur minuscolo atomo si sparsero nello spazio facendo tante vittime. Ma 2500 anni prima Pitagora frantuma l’atomo geometrico e ne furono vittima i buoi. Pitagora viene quindi considerato anche progenitore della bomba atomica”.

  • Un rettangolo si dice aureo quando il rapporto fra il  lato minore diviso il lato maggiore e’ uguale al numero aureo = 0,618….numero irrazionale.

  • La colonna del tempio di Hera Lacinia (Crotone (Kroton) fu la terza colona achea sulla costa Jonica ed intorno al 535 a.C ospitò Pitagora proveniente dall’isola di Samo. In questa città lo studioso fondò le prime logge pitagoriche italiote, ma più tardi fu osteggiato e dovette rifugiarsi a Metaponto. Il tempio di Hera Lacinia, attiguo all’attuale abitato di Crotone, era all’epoca famoso per le sue ricchezze e per la sua santità. Era composto da numerose colonne doriche. Pare che vi fosse ubicato un famoso ritratto di Elena di Troia dipinto dal pittore Zeuxi (Zeusi).  Uno dei sacerdoti del tempio fu Milone condottiero dei crotonesi contro Sibari. Fece visita ad Hera Lacinia anche Annibale prima di tornare in Africa dopo le sconfitte subite dai romani.) Se si fa il rapporto fra l’altezza e la circonferenza della colonna, ossia 5,60 m e 9,29 m, si ottiene 0,6, lo stesso rapporto che si ha fra l’altezza e la base della facciata del Partenone di Atene.

  • La vela sull’acqua è un “triangolo aureo” (36° – 72° – 72°):

gli angoli alla base BAC = CBA di 72° e quello al vertice ACB di 36°; esso racchiude in se una legge matematica ritenuta di estrema importanza per esprimere “Armonia e bellezza nell’Arte pittorica e nella Scultura”.

Il rapporto fra la base AB e il lato AC dà  il  Numero  AUREO 0,618..                                                            

  • Stella pentagonale è simbolo della Scuola Pitagorica simbolo di salute, armonia e disciplina. Oggi questo simbolo è adottato come sigillo dello Stato Italiano, nelle stellette dell’esercito, nella bandiera degli Stati Uniti D’America, in quella Europea ed in molti altri stati, ed usata anche come Stella di Natale. 

  • Gli allievi che volevano accedere alla sua scuola dovevano seguire alcune rigide regole piuttosto eccentriche, una di queste il divieto di mangiare fave.

  • I numeri dispari erano maschili, perfetti, benevoli. Il numero 1 era oggetto di una vera e propria venerazione, in quanto esprimeva l’unità originaria, il numero contenuto in ogni altro numero, l’elemento base di tutte le cose.

  • Il numero 2, il primo numero pari, esprimeva per Pitagora la contrapposizione al vero sapere, ovvero l’1, l’Unico.

  • Il numero 7 godeva invece della stima del numero perfetto.

I due tesori della geometria: uno è il teorema di Pitagora; l’altro la divisione di una linea in media ed estrema ragione. Possiamo paragonare il primo ad una misura d’oro, e chiamare il secondo un prezioso gioiello.

(Keplero)

 

 
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