Nino

Ah … il tempo mio nemico e strano …

PRESENTAZIONE PERSONALE FOTOGRAFICA 17 gennaio 2015

Filed under: Filosofia — czz56 @ 18:28
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Presentazione Personale Fotografica

Palazzo della Provincia di Reggio Calabria

 INTUIZIONI E ROTTE 

 “Obiettivo sulle Tracce del Tempo e della Storia”

 Mostra fotografica di Antonino Cuzzola

Comincia con una decisa puntata sull’obiettivo il viaggio nell’arte della fotografia del maestro Nino Cuzzola, una puntata fulminante, centrata con l’occhio di un artista che, scoperto il soggetto, sa di comporre un’opera che resterà legata al suo destino, per godere di un attimo indimenticabile, per assaporare l’ebbrezza di una nuova contaminazione.

Eppure l’accostamento di questo artista alla storia anteriore ed a quella profetica, cioè al passato ed al futuro, non è impetuosa.

Il maestro si aggira tra i sedimenti del suo vissuto e della sua anima con profondo rispetto ed umiltà, ma anche con il desiderio di capire sempre di più il mondo che lo circonda e la voglia di esaltare ogni elemento che avverte, come interiore e quindi fortemente spirituale e catartico.

Ciò spiega il gusto di Cuzzola per la ricerca, la lentezza della sua immersione, la voglia di distinguere le cose tra realtà e rappresentazione, e rende più comprensibile la sua propensione alla meditazione, come se il soggetto da intercettare dovesse arrivare da molto lontano, e lui fosse chiamato lì ad inchiodare l’avvenimento, a cercare conferme ai suoi convincimenti con lo scatto improvviso del ragno che ferma la corsa dell’insetto.

C’è un antico sentimento che lega Cuzzola alle rotte del tempo: l’antico legame con la storia che viaggia su un orizzonte stratificato e intuitivo per cogliere lo sconfinato stupore delle nascite e delle forme (Genesi), o quel quadrante dei giorni e della umana continuità che è affidato a due splendide interpretazioni: i simboli di un ciucciotto e di una candela accesa, e due scarpette per neonato pronte a raccogliere e scrivere le pagine di una nuova vita.

L’alternarsi delle immagini fissate dall’artista non appare mai banale anzi svaria, ed ora è rapito dalle suggestioni colte all’interno di una esistenza semplice e scarnificata, ora è soggiogato dal crogiolo di composizioni e forme, anche metafisiche, che agitano il magma della sua creatività.

Nello spazio destinato alla sua osservazione, l’occhio del maestro si fa pungente, indagatore, ed appare notevole lo sforzo compiuto per portare alla luce i sussurri dell’anima, per aprire e leggere le pagine della vita dura dell’uomo, per rappresentare i diversi linguaggi della esistenza: dalla solitudine (simbolizzata dall’unico scarpone sul tetto o dalle spiagge grigie e detritiche) al KAMA della disillusione (visto con la mela consumata dell’Eden perduto), dall’ipocrisia (rappresentata con le immagini aggressive della falsa comunicazione) alle catene dei diritti umani conculcati e del dolore (libera nos domine – scrive l’autore) che denunciano ancora e drammaticamente la presenza discriminante e angosciante nel mondo di due grandi impostori: la ricchezza e la povertà.

Un itinerario sofferto, dunque, lacerante, a volte rinfrancato dall’amarcord con la bellezza delle cose e delle stagioni, ma pur sempre trascinato in una acuta riflessione sulla storia e sulle macerie (che non è assolutoria): L’11 Settembre – Il Massacro del Sand Creek – I Lager e sull’immanenza del tempo e del nulla.

Un itinerario sollecitato a ripensare in positivo al valore della lentezza di chi vuole sorseggiare e gustare la gioia di vivere, ma anche all’ingrato evolversi della parabola umana concluso tra le pieghe di poche tavole, che lasciano esposti come detriti il simbolo del rapido dileguarsi di ogni illusione e, in qualche caso, di ogni illuminazione.

Cuzzola è sicuramente un uomo colto e raffinato, un artista che ha sedimentato le importanti lezioni etiche ed estetiche che arrivano dallo studio della filosofia, della letteratura e dell’arte ed ha sentito la grande spinta di rigenerazione che può arrivare dalle immagini.

Da queste discipline e dagli uomini che le hanno diffuse, ha certamente appreso il gusto dell’analisi, dell’approfondimento, ha accumulato tronchi di esperienze e la fede nelle idee e nelle intuizioni, su cui poggia la forza della sua ispirazione.

Il carpe diem, però, è solo suo, gli appartiene, lo fissa e lo esalta nei simboli, nelle composizioni, nelle cromature, e, soprattutto, nel messaggio. Ne deriva un complesso di opere che sono un dono di saggezza, di genialità e, in qualche caso, del sogno che lo ha attraversato e che si può riassumere nell’armonia e nell’equilibrio del creato.

L’humus che stimola la creatività del Cuzzola lo offre la natura, la varia espressione delle semplicità che nasce dal paesaggio e dall’ambiente, dall’umiltà delle cose delle vecchie cantine, da un cielo indescrivibile e sempre diverso, da un fiume che scorre, dalle mani di chi va e viene e, senza saperlo, ferma la lucida essenza delle parole, dei racconti, del sentimento comune.

C’è tra le immagini il modo per ricordare esempi straordinari di uomini che s’incastonano come esempi nello spaccato della storia: uomini come Papa Wojtila e Madre Teresa di Calcutta, come Ayrton Senna e Marco Pantani; storie indimenticabili della letteratura lette e rilette in ogni tempo come Cyrano, Don Chisciotte, Madame Bovary; esperienze umane e artistiche come quelle di Don Orione, di Timoty Berners Lee, di Francesco Guccini; e infine il mito ed i simboli tramandati dalla cultura ellenistica e le straordinarie lezioni di vita parca e trascendente che vengono dall’Ascetismo religioso del Buddismo, dell’Induismo, del Cristianesimo.

C’è un grande misticismo in tutto questo, la voglia di raccontare e di trovare una strada, e l’occasione di questa sera non è che il tempo della comunicazione del tempo nuovo e del dono, l’occasione per testimoniare il tempo dell’amore che si fa immagine ed ora ci angoscia, ora ci esalta, per consegnare al tempo una coinvolgente e irripetibile emozione.

(Dottor. Giuseppe Bova)

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